Biografia

Luigi Scarpanti nasce a Bergamo nel 1905.

Fin da ragazzo, dimostra di amare il disegno e la pittura, ma la scomparsa prematura del padre nel 1918, misero fine alla possibilità di frequentare e studiare in Accademia Carrara. Per aiutare la famiglia, diventa apprendista di bottega da un barbiere, per poi passare quasi subito a un lavoro molto più vicino alla sua inclinazione, rilegatore di libri d’arte presso l’Istituto Arti Grafiche di Bergamo. Da Bergamasco puro sangue però, non abbandona mai del tutto il suo sogno, continuando a studiare i grandi maestri, appropriandosi comunque di modelli pittorici e di soggetti propri, anche mediante il contatto diretto con i migliori esponenti della pittura in Francia, Belgio, Spagna e Olanda. Una vita di ricerca, osservazione e personalizzazione, da autentico autodidatta e senza maestri di accademia.

Una vita che, grazie alla sua forza di volontà e all’impegno assiduo e costante, cambia radicalmente a 34 anni, quando prende in affitto uno studio per dedicarsi maggiormente alla sua grande passione.

Ben presto le opere spiccano il volo, diventando tra i migliori pittori dell’epoca non solo fra i suoi colleghi concittadini, ma anche in campo nazionale. Tre artisti in particolari sono stati i suoi più grandi punti di riferimento. Carrà, per i suoi dipinti metafisici del ’21 e del ’26 (basta uno sguardo alle “Bagnanti del 30’” per capirne il legame). De Pisis, per le nature morte intuite e apparentemente improvvisate. Ma soprattutto Morandi, perché per entrambi “la ricerca è vita”.

Inizia ad esporre negli anni Quaranta, tenendo la prima personale nel ’44 alla Galleria permanente di Bergamo. Dal 1948 partecipa a manifestazioni artistiche di profilo nazionale: espone alla Quadriennale di Roma (manifestazione alla quale sarà presente anche nelle edizioni del 1952 e del 1956) e alla Biennale di Venezia del 1948 e 1950. Importanti gallerie private milanesi presentano il suo lavoro, come la Gavioli nel 1955, la Gussoni nel 1961 e la Barbaroux nel 1970. L’apprezzamento di cui gode oltre i confini della città di Bergamo è testimoniato dalle partecipazioni alle Biennali, alla Permanente di Milano, all’Expo di Bari (1977 e 1978) e alla vetrina internazionale della Fiera di Basilea nel 1977.

A Milano riceve il Premio Tosi nel 1960. Le personali mostre negli anni Settanta sanciscono il successo definitivo dell’artista che manifesta la propria vitalità con le partecipazioni Premio Manlio Rho a Como nel 1970 e 1973. In totale, gli verranno conferiti 34 premi, tra cui Paesaggio Bergamasco.

Insieme a Elia Ajolfi, Mario Cornali, Egidio Lazzarini, Raffaello Locatelli, Trento Longaretti, Erminio Maffioletti, Rinaldo Pigola, Tilde Poli e Orfeo Locatelli, è tra i fondatori del Gruppo Bergamo, un sodalizio di artisti che trova le sue radici già negli anni ‘40, ma che è ufficializzato dalla firma del “Manifesto del Gruppo Bergamo” il 9 Giugno 1956. Un avvenimento culturale di notevole importanza per Bergamo e alcuni artisti, che avevano partecipato onorevolmente a rassegne nazionali e internazionali, dandosi un programma comune e aprendo in via XX settembre una galleria d’arte denominata “Bergamo”.

Lo stile pittorico di Scarpanti è moderno, spigliato, con una spiccata personalità e dove la luce è assoluta protagonista degli ambienti. La luce come elemento vitale della natura, analizzata con un sereno e profondo equilibrio spirituale. Nessuna attenzione specifica al particolare o al dettaglio ma all’insieme di tutti gli elementi, da cui si può vedere la bellezza della natura che ci avvolge con il suo splendore, il suo profumo, la sua imponente ma familiare maestosità.

Dai paesaggi alla figura il passo è breve. Abbiamo ad esempio le raffigurazioni della donna ritratta nella sua fase di giovinezza appena iniziata, di fanciulla aperta alla vita e che dalla vita riceve la gioia della speranza del suo domani. Nei ritratti invece, il piano è da rivolgersi più alla personalità del soggetto in posa, raffigurandolo nella sua “atmosfera”.

In tutti i suoi dipinti comunque, Scarpanti non dimentica mai la sua identità bergamasca e il suo carattere, espressione di grande serenità con sé stesso e di cordialità con gli arti. Perché in fondo, come suggerisce Lino Lazzari

Luigi Scarpanti riflette in sé la solidità delle montagne la schiettezza dei ruscelli che scaturiscono dalle rocce, la serenità del cielo e la tranquillità delle campagne della sua terra”.